trasferirsi all'estero

Trasferirisi all’estero: la nostra esperienza in Inghilterra

gennaio 9, 2017

Ragazzi miei.. Crediamo sia giunto il momento di scendere un po’ più sul personale e raccontarvi qualcosa di noi.

Sapete già chi è Coppiavventura nei termini dei due viaggiatori affamati del mondo che hanno deciso di intraprendere l’avventura di avere un blog di viaggi per condividere le loro esperienze di vita con una grande famiglia che è quella dei travelers. Ma chi siamo veramente noi, le persone dietro il blog?

Beh, tanto per iniziare, Coppiavventura è una coppia (notiziona!). Abbiamo 24 e 25 anni, italiani di origine ed entrambi siamo (rrrullo di tamburi) laureati in Infermieristica.

Per chi non fosse del campo, la situazione in Italia è al momento (e per momento si intendono quasi tre anni) totalmente bloccata, sia in termini di assunzioni sia come opportunità di crescita professionale. Certo, qualche spiraglio di luce ogni tanto (ma tanto tanto) si trova e conosco amici che in quello spiraglio sono riusciti ad entrare e sono onestamente felice per loro.
Noi, invece, ormai circa due anni fa, in quello spiraglio di luce non solo non siamo riusciti ad entrare ma non lo siamo riusciti proprio a scorgere neanche col binocolo.

Cosa fare quando si ha poco più di vent’anni, una laurea in mano e tanta voglia di fare?

Noi abbiamo deciso di cercare un posto che ci potesse illuminare la vita, perché non ci siamo voluti accontentare. Almeno non per ora.

Ebbene sì, Coppiavventura fa parte della grandissima famiglia dei 57mila italiani che hanno deciso di lasciare l’Italia, attraversare l’Europa verso Nord, superare la Manica ed arrivare in Inghilterra. E quindi eccoci qui. Ancora ci rivedo il giorno della partenza. La nostra vita schiacciata a forza in due valige da 25 kg l’una ed un biglietto di sola andata tra le mani sudate e nervose. Un volo di un’ora e mezza e ci siamo. Non sappiamo bene cosa esattamente ci immaginassimo di trovare all’arrivo, forse facce familiari che sorridenti ci avrebbero fatto sentire subito un po’ meno la mancanza di casa nostra, o mamma e papà che avevano preso un aereo parallelo e ci erano venuti a portare il pranzo al sacco, o semplicemente il sole ad illuminare una giornata che stava per stravolgere un bel po’ la nostra vita.
Invece no. Pioveva, il cielo grigio e ricoperto di nuvole, e tutto ciò che potevamo vedere dal pullman che ci avrebbe portato nella nostra cittadina inglese era solo un susseguirsi di rotonde e prati immensi e desolati.

Sì, eravamo decisamente arrivati in Inghilterra.

Subito lo shock e l’ansia di essere lontani da casa, dalla famiglia e dagli amici, ma allo stesso tempo l’euforia, la trepidazione e l’incredulità dell’essere in un contesto totalmente nuovo con la certezza, però, di arrivare ed avere già un lavoro pronto ad aspettarci, che ci avrebbe permesso a 23 e 24 anni di avere una casa insieme, di poter pagare l’affitto senza dover arrivare con l’acqua alla gola a fine mese, di viaggiare moltissimo e di concederci pure qualche vizietto senza doversi trovare a dover chiedere la paghetta a mamma e papà (..true story).

Detta così devo ammettere che sembra veramente tutto facile. Lo sembrava anche a noi quando siamo partiti e, onestamente, anche i primi sei mesi sono volati tra una cena in compagnia del meraviglioso gruppo di italiani con cui siamo arrivati, l’esplorare la cittadina ed i turni a lavoro. All’inizio vedi l’estero come la terra delle opportunità, la stessa che ti ha dato la possibilità di costruire un futuro migliore, un posto dove AVERE con certezza un futuro migliore, e ti rimane dentro solo la rabbia verso il Tuo Paese che non è riuscito, invece, a garantirti le stesse opportunità.

The Shard a Londra

Trasferirsi all’estero, tra gioie e dolori

Sembra davvero tutto rose e fiori, fino a che, però, non ti ritrovi nella tua cameretta, in una shared-house in cui di quattro camere tre sono occupate da uomini, sola con i tuoi pensieri, con i ricordi, con la nostalgia. Sì perché, se all’inizio abbiamo vissuto tutto come un sogno sentendoci imprenditori di noi stessi, potendo godere della nostra indipendenza da mamma e papà e soprattutto di quella economica, è quando sei solo con te stesso che ti ritrovi a pensare a tutto quello che hai lasciato alle tue spalle e cominci a chiederti “Ne è valsa la pena?” – “Di cosa ho realmente bisogno nel mio futuro?”.

Il dilemma è costante e sulla bilancia ci sono sempre le stesse cose: lavoro, possibilità di carriera ed indipendenza economica da una parte e poi gli affetti, i comfort di casa e la bellezza della nostra cultura dall’altra. E credetemi non è una cosa scontata scegliere da che parte far pendere la bilancia, o almeno non lo è affatto per noi.

Ci sono persone che sono nate per fare carriera, il cui solo scopo nella vita è raggiungere uno status quo e che, senza pensarci due volte, metterebbero subito il sassolino dalla parte dell’Inghilterra, dell’Olanda o di qualsiasi Paese che al momento sta dando molte opportunità di lavoro e non a noi italiani.
C’è poi un altro gruppo di persone che, invece, non potrebbe mai separarsi dalle comodità di casa propria, dall’avere la nonna che cucina il pranzo della domenica, dal poter contare sempre sull’abbraccio di un amico o di un familiare e per queste persone il peso della bilancia cade ciecamente sul rimanere a casa propria, nel Bel Paese.

E poi ci siamo noi due. Un oscillare perenne tra il non voler buttare via la propria vita in un paese dove si bisticcerebbe sempre con le istituzioni, dove i mezzi ed in generale il servizio pubblico non funzionano al 100% (forse neanche al 50% in alcune zone), dove il lavoro per noi giovani scarseggia; e la forte mancanza del poter organizzare con naturalezza cene in famiglia o con gli amici, di trovarsi anche solo per un caffè e una chiacchiera e non solo per ubriacarsi in qualche pub. Passateci la semplificazione, ma ci si riduce praticamente a dover scegliere tra il vivere per avere successo ed il vivere per davvero.

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Trasferirsi all’estero e tirare le somme

A conti fatti, due anni di Inghilterra per noi significano il doversi confrontare con una lingua che non è la tua, con una cultura che non è la tua, con persone abituate a stili di vita lontani anni luce dal tuo. Due anni di Inghilterra rappresentano anche la fatica ad integrarsi, fare battute a cui nessuno ride e sentire il classico English Humour che non fa ridere te, ambientarsi in una città nuova, non avere la confidenza che casa ti dà e sentirsi un po’ la terra mancare sotto i piedi. Due anni di Inghilterra vogliono anche dire rafforzare i rapporti con le persone lasciate a casa ma allo stesso tempo perdersi momenti di vita quotidiana che non torneranno più, veder trascorrere i mesi tra voli Ryanair prenotati e pacchi pieni zeppi di cibo nostrano perché “ti vediamo sciupato“, aver sostituito ormai definitivamente le chiamate normali alle video chiamate Skype per sentire meno la mancanza delle persone che riempivano la tua vita fino a ciò che si è quasi totalmente ridotto ad un “sembra ieri che..”.

Vivere da due anni in Inghilterra, però, significa anche avere i ritmi di una vita che scorre veloce tra la spesa ai Tesco express e le consegne a domicilio di Deliveroo, tra il montare e smontare dalla metro senza un minuto di ritardo, tra il sapere di poter contare sulle istituzioni e sul trasporto pubblico e il dover fare la fila per salire sui mezzi in segno di educazione. Significa pagare sempre il biglietto che tu sia bianco nero giallo rosso nullatenente o ricco, vivere in una casa che non hai dovuto permetterti chiedendo un prestito in banca, pagare tasse che servono a migliorare aspetti della città che puoi vedere e toccare realmente con mano nel corso del tempo, arricchirsi culturalmente in un paese multinazionale, creare dei legami (anche se dopo la bellezza di un anno e mezzo.. meglio tardi che mai!) che ti aiutano a trascorrere il tempo in un Paese che non senti ancora tuo fino in fondo.

Certo è che trasferirsi all’estero è un grande cambiamento. Ed è uno di quei cambiamenti che purtroppo ti da tantissimo ma allo stesso tempo ti toglie altrettanto. Sicuramente ne esci arricchito e ne guadagni una fantastica apertura mentale. Ma cosa succede poi quando, la sera, ci si ritrova a guardare il soffitto con gli occhi spalancati e si finisce a tirare le somme di una realtà che non senti ancora tua al 100%, neanche dopo due (lunghissimi) anni? Quando ti ritrovi a pensare e ripensare ai pro ed ai contro, se sia meglio restare o tornare alla vecchia vita? Quando realizzi di essere cresciuto, forse anche un po’ più in fretta dei tuoi coetanei, e che non ci sono più mamma e papà ad indirizzarti, a scegliere per te?

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Trasferirsi all’estero, e poi?

Noi ancora non sappiamo cosa decideremo di fare. I piattini della bilancia continuano ad oscillare su e giù a seconda di come viviamo giorno per giorno in questo Paese che, a onor del vero, ci ha veramente regalato moltissimo. E questo vale a prescindere dalla decisione che ogni emigrante poi prenderà. Dobbiamo imparare a riconoscere quali sono gli aspetti positivi e quelli negativi di ogni cultura, e questo vale anche per la nostra.

Staccare un po’ la spina ed osservare il tutto da un’altra prospettiva non solo ti rende più maturo ma il più delle volte ti aiuta a capire che magari il lavoro che facevi da una vita non è quello che realmente vorresti fare, che gli amici in cui riponevi tutto te stesso in realtà non sono così importanti o speciali quanto credevi, che un ti voglio bene ha più importanza di un tag o di un post condiviso sui social. Guardare la vita da un’altra angolazione ha decisamente reso migliori noi e chi ci sta intorno, indipendente da ciò che sceglieremo di fare, e ci ha reso capaci di amplificare emozioni che ormai nella vita di tutti i giorni a casa cominciavamo a dare per scontate. Quando vivi all’estero anche una cosa semplice e banale come una lettera trovata nella cassetta della posta è pura felicità perché ci vedi dietro l’impegno di chi veramente ci vuole essere nonostante la distanza. Si diventa più umani e già questo è un arricchimento preziosissimo.

Vivere all’estero ti cambia decisamente in meglio ed è un’esperienza che tutti dovrebbero provare, a qualsiasi età, da soli, in compagnia, per un mese o per due anni, ad un’ora di volo da casa o andando dall’altra parte del mondo. L’idea di essere figli del mondo può spaventare, ma ricordatevi che avrete sempre un luogo che ritenete casa dove tornare e sentirvi protetti.

Certo è che, invece, una volta tornati, non si è più gli stessi. Le valige sono sempre due, da 25 kg l’una, ciò che pesa di più sono il cuore e la mente che si sono nutriti di emozioni vere e irripetibili, ricordi indelebili ed esperienze che ci hanno reso più agguerriti nei confronti della Vita.

Quello che ci auguriamo, se mai dovessimo tornare a casa, non è tanto trovare tutti e tutto come lo avevamo lasciato, ma poter essere circondati da persone che comprendano il cambiamento che un viaggio ti lascia e, soprattutto, che ne traggano positività ed ispirazione per affrontare al meglio anche la loro Vita.

Un po’ come diceva Steve Jobs “Stay Hungry, Stay foolish”, cari amici, addentate la vostra Vita e fatene tutto ciò che vi renda felici ed orgogliosi di voi stessi e che vi faccia andare a letto ogni sera col sorriso. Perché è proprio di questo che si tratta alla fine, VIVERE! E la vita è solo una, cerchiamo di non sprecarla inutilmente.

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  1. Chiara! Sono molto orgogliosa di te, seguo in silenzio il vostro blog (stupendo!!!) e questo articolo è veramente bellissimo! Ti vedo nelle foto che pubblichi sempre allegra e sorridente e tante volte ti invidio, o meglio, mi trasmetti la voglia di andare e partire per un futuro migliore! Ti ammiro perché hai avuto la forza e il coraggio (o forse una necessità più forte della mia?) di prendere e andare, una cosa che mi sono ripromessa più volte di fare ma che non ho mai avuto il coraggio di affrontare veramente. Anche se qui in Italia tante cose non vanno e troppe fanno pure arrabbiare ed innervosire, sono troppo legata a ciò che ho qui tra famiglia, amore, amici… Spesso li sottovaluto, inizio a sognare di costruirmi una vita altrove, questo tuo post mi ha riportato con o piedi per terra e mi fa apprezzare quello che sto costruendo qui, per una serie di coincidenze, impegno e fortuna sono riuscita ad entrare in quello spiraglio.. Per questo non ho nemmeno più una reale motivazione che mi spinge a costruirmi qualcosa fuori (almeno per ora), ma riconosco che è un’esperienza enorme che cambia e arricchisce… E mi piace pensare che non è mai troppo tardi, che la vita è imprevedibile e confido di trovare anch’io l’occasione di vivere un’esperienza simile… Anche come dite voi.. Solo per qualche mese o qualche anno… Il necessario 🙂 anche se per te non è facile, mentre per me che sono dall’altra parte lo è, ti dico di godere di ogni attimo di questa bellissima avventura che hai tra le mani, non aver fretta di posizionare il sassolino su un piatto o l’altro della bilancia, ma vivi il presente passo dopo passo 😀
    Un abbraccione, una tua collega 😉

    1. Ciao Eva! Grazie!! Non puoi capire quanto possano essere importanti queste tue parole, proprio oggi, proprio adesso. Ci trovavamo giusto a parlare “del cosa sarà” e mi è scesa una lacrima pensando a quello che forse mi sto perdendo dall’altra parte. Ma come dici tu, non c’è fretta di posizionare quel sassolino, forse quando arriverà davvero il momento giusto per prendere la nostra decisione, lo capiremo e intraprenderemo una nuova (l’ennesima) avventura! Gli eroi sono quelli che se ne vanno, ma forse soprattutto quelli che restano, come te! Stay hungry, stay foolish e continua a leggerci, anche se in silenzio 🙂

  2. Condivido ogni parola, anche per me è stato così 4 anni fa e dopo 2 anni l'ago della bilancia mi ha fatto scegliere la mia Italia e il mio desiderio di costruire qualcosa qua. Mi ritengo molto fortunata. Una cosa che ho notato tutte le volte in cui mi sono trasferita(spagna per eramus, uk e in seguito Italia) è la sfortuna che si abbatte all'inizio, una serie di complicazioni che accadono nei primi mesi, prima che tutto diventi più facile. Queste complicazioni ti fanno rendere conto che non sei onnipotente come pensavi, così diventi più flessibile e bravo a risolvere piccoli e grandi problemi della vita futura, per me è stato così. Nadia

    1. Ciao Nadia! Una bellissima riflessione, e chi lo Sa, che possa essere d'aiuto anche a chi come noi non ha ancora fatto pendere l'ago della bilancia! Complimenti per la tua scelta! In bocca al lupo per tutto!

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