nursing | trasferirsi all'estero

Essere infermieri italiani in Inghilterra

gennaio 18, 2017

Come vi abbiamo già raccontato (QUI), Coppiavventura fa parte di una grande famiglia che è quella degli italiani all’estero.

Ma non solo. All’estero noi non ci siamo solo trasferiti, abbiamo deciso di portarci dietro anche le nostre conoscenze, la sudata laurea ed il nostro lavoro. Qui in Inghilterra siamo finalmente Infermieri che lavorano come Infermieri.

Si perché se in Italia i nostri curriculum sono finiti immersi nella mischia con centinaia (forse più appropriato migliaia?) di altri, l’Inghilterra, circa due anni fa, da quella mischia ci ha catturati col suo braccio meccanico ed ha cambiato un bel po’ le nostre sorti.

Ma andiamo con ordine.

Cosa facevamo, prima della partenza, in Italia?

Innanzitutto Coppiavventura non esisteva, noi non ci conoscevamo e l’unica cosa che avevamo in comune al tempo era il titolo di Dottore in Infermieristica.

Io, ad un mese dalla laurea, e dopo aver consegnato personalmente ed inviato tramite mail diversi curriculum, sono stata una delle fortunate a cui è stato proposto un percorso in partiva Iva come infermiera di territorio. La macchina che dovevo usare era la mia e non quella aziendale, i lavori commissionati erano oggettivamente pochi e di conseguenza anche il guadagno. Quindi sì, un lavoro lo avevo e, vivendo ancora a casa dei miei genitori, senza il bisogno di dover pagare bollette o riparazioni varie, i soldi bastavano per i miei sfizi. Io, però, cercavo e volevo qualcosa di più. Un lavoro solido, una carriera e la possibilità di essere totalmente indipendente.

Lui nel frattempo, in un’altra città d’Italia, di fare l’infermiere nemmeno l’ombra. Si occupava di tutt’altro, con uno stipendio modesto e la possibilità di vivere da solo. L’idea di avere, tuttavia, investito tempo e soldi in un percorso universitario senza nemmeno dare un’opportunità pratica e reale al lavoro per cui aveva studiato tre anni, non era ciò che si aspettava.

Allora cosa fare?

Bè, è proprio a questo punto che le nostre strade si sono incrociate.

Entrambi siamo stati contattati per mail attraverso il sito di Almalaurea, con cui entrambe le nostre università collaborano, da diverse agenzie estere in cerca di infermieri con l’intenzione di lavorare in Inghilterra.

Una volta scelto verso quale offerta propendere (e già qui l’impatto di poter finalmente scegliere tu stesso cosa fare della tua vita, e non il contrario come era sempre successo fino a quel momento, è veramente forte), il procedimento è  relativamente semplice e soprattutto veloce. Un primo contatto con uno scambio di mail, poi una chiamata Skype con la responsabile recruitment dell’agenzia (nel nostro caso, la Primary Care Recruitment) nel quale viene già valutato il grado di conoscenza della lingua, trattandosi di una chiamata in inglese, e poi la prima conferma.

“Siete stati selezionati per il colloquio che si terrà ad aprile a Roma”

Sembra tutto surreale inizialmente. Ti sei appena laureato, hai poco più di vent’anni e hai già perso le energie per cercare un lavoro che o non si trova o si riesce a trovare ma senza soddisfare le proprie aspettative. Poi una mattina ti svegli, controlli la casella di posta elettronica e scopri che ci sono delle agenzie che non solo ti cercano e ti chiedono di lavorare per loro ma vengono addirittura a casa tua, in Italia, per farti il colloquio.

Ti ritrovi in un secondo ad avere il coltello dalla parte del manico, dopo mesi (o magari anni?) di curriculum inviati invano o concorsi a cui la partecipazione era di 12.000 persone per 25 posti, v e n t i c i n q u e.

E cosa si può fare, se non sfruttare al meglio una così favorevole opportunità? Noi l’abbiamo presa al volo, e nel giro di una settimana il nostro colloquio era fissato.

In cosa consiste l’interview?

L’interview è ciò che loro intendono per colloquio vero e proprio. Solitamente le persone presenti sono la rappresentante dell’agenzia di reclutamento, accompagnata dalla persona che sarà poi il vostro capo nell’azienda ospedaliera inglese e da alcuni infermieri senior (con esperienza) che lavorano nella stessa.

Il colloquio si divide in tre parti: test di matematica, conoscenza dei principi infermieristici applicati alla pratica e l’interview vera e propria.

Per ognuna delle tre parti, l’agenzia vi invierà, una volta superato il primo step tramite Skype, del materiale su cui prepararvi e da cui potrete anche imparare alcuni dei termini base relativi all’assistenza infermieristica, agli oggetti che più comunemente utilizziamo nella nostra pratica e soprattutto il Codice Deontologico infermieristico inglese, The Code.

Scendiamo un po’ più nello specifico delle tre prove che dovrete affrontare il giorno del colloquio.

Il Math Test. Veramente niente di più semplice, la calcolatrice non è ammessa ma le nostre solide basi di istruzione italiana bastano e avanzano (più che abbondantemente) per superare ad occhi chiusi la prova.

La seconda prova si basa sulla descrizione degli aspetti negativi e, quindi, sbagliati, di un’immagine che rappresenta un ordinario scenario infermieristico. Qui il vocabolario ovviamente non è ammesso, quindi più vi preparate prima e meglio è. Non serve essere madre-lingua, ma almeno sapere i vocaboli base riguardanti il nostro lavoro (aggettivi, verbi e sostantivi riguardanti il paziente, la camera di ospedale, i presidi utilizzati, ed il Codice Deontologico infermieristico inglese).

L’interview. Una chiacchierata con il vostro futuro capo ed alcuni colleghi infermieri che già lavorano all’interno dell’ospedale per cui state sostenendo il colloquio. Vi verranno chieste le vostre esperienze, gli studi fatti, le vostre ambizioni e poi a discrezione della commissione altre domande per testare un po’ di più il vostro livello di inglese e che reparto vi potrebbe calzare meglio.
Nei colloqui di lavoro in Inghilterra quasi sempre vengono chiesti anche quelli che ritenete siano i vostri punti deboli e quelli di forza.
Noi abbiamo trovato in questo video un valido esempio su come essere preparati a rispondere alle più frequenti domande.

Completati tutti e tre gli step, vi basterà aspettare poco più di mezz’ora e vi sarà offerto o meno un lavoro. Si, proprio così. Non ci sono altre prove, altre verifiche da fare, persone da consultare, bollettini da pagare, mesi da aspettare e cerini da accendere in chiesa. Con un pizzico di impegno, uscirete dalla location del colloquio con un lavoro, e parlo di un contratto firmato!

Oltre al lavoro stesso, vi verranno proposti altri piccoli vantaggi. Ogni agenzia, infatti, propone dei pacchetti veri e propri in cui si offre, ad esempio, un mese di alloggio (alcune agenzie ne offrono addirittura due) pagato, il rimborso del costo del volo per raggiungere l’Inghilterra o corsi di inglese.

Cosa fare una volta ottenuto il lavoro?

Prima di tutto, stappate una bottiglia di spumante e festeggiate!

Fatto? Bene, da qui in poi parte tutta una trafila di piccoli passi che vi porteranno ad essere iscritti ufficialmenteall’NMC (Nursing and Midwifery Council), ovvero il corrispettivo del nostro IPASVI, e poter quindi esercitare la vostra professione anche in Inghilterra. L’agenzia è il perno essenziale in questa fase, e vi fornirà non solo supporto ma, anche, tutte le informazioni necessarie a presentare i documenti corretti e completi.

Da gennaio 2016, purtroppo per gli infermieri che volessero trasferirsi ora in UK, le cose si sono fatte un po’ più tortuose. Oltre ai documenti richiesti di routine, per poter essere idonei all’iscrizione al Collegio di infermieri in Inghilterra, ora dovrete anche aver conseguito la certificazione Ielts per la lingua inglese, ottenendo un punteggio di 7.0 in ogni categoria che lo compone. Viene offerta la possibilità di presentare anche due differenti prove Ielts, a patto che:

  1. Esse siano state sostenute nell’arco di sei mesi l’una dall’altra
  2. La media per ognuna delle tre parti del test risulti 7.0
  3. Nessun punteggio ottenuto singolarmente (vale per entrambe le prove) sia inferiore a 6.5.
Solo una volta ottenuta l’approvazione dall’NMC, potrete iniziare a lavorare come infermieri, e ricevere il compenso che vi spetta. Nel frattempo, la vostra azienda ospedaliera vi farà iniziare un percorso di Induction, nel quale vi verranno spiegate le nozioni principali riguardanti l’ospedale ed il suo funzionamento. Se alla fine dello stesso ancora non avrete ricevuto il vostro PIN (numero di registrazione al Collegio), potrete sia lavorare in sovrannumero, affiancando lo staff infermieristico, sia lavorare come Health Care Assistant (equivalente dei nostri OSS), ricevendo uno stipendio minore.
Di cose da dire su quello che succede una volta iniziata la pratica di iscrizione all’NMC ce ne sarebbero ancora tantissime. Noi abbiamo voluto sintetizzare i punti più importanti di questo percorso, ma risponderemo a tutte le vostre domande, curiosità o dubbi e di sicuro affronteremo nuovamente l’argomento.

Accettare un lavoro all’estero è sicuramente una scelta che vi stravolgerà la vita e la stravolgerà anche alla vostra famiglia e agli amici più vicini. Eccitante l’idea di un percorso nuovo e soprattutto di poter finalmente lavorare nel campo per cui abbiamo studiato e ottenuto un titolo riconosciuto, ma rimane pur sempre il fatto che non saremo più a casa. Mentre noi cresciamo e cambiamo in Inghilterra, i nostri amici e la nostra famiglia che abbiamo lasciato nel Bel Paese faranno lo stesso, parallelamente a noi ma senza di noi. E purtroppo a questo o ti ci abitui, o riesci a trovare il giusto compromesso o quel lavoro non lo potrai mai accettare.

Good luck guys!

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