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5 luoghi comuni sugli italiani in aeroporto

febbraio 5, 2017
Nessuno, come gli italiani, sa organizzare così bene le tempeste dentro ai bicchieri d’acqua.
(Paolo Sorrentino)
Mai citazione ci potrà rappresentare meglio! Non trovate? Noi italiani siamo così, dolcemente complicati.
Chiassosi, chiacchieroni, curiosoni. È la nostra indole, e non ci si può fare nulla. Noi nasciamo e siamo già così, con lo stampino. Chi più e chi meno, per carità, ma alla fine sempre italiani dalle tradizioni bellissime e un po’ bizzarre rimaniamo.
E quale scenario può essere più comico di un italiano in aeroporto? Sì perché è proprio questa situazione a tirare fuori il meglio dall’italiano medio.
L’aeroporto rappresenta una serie di ostacoli temutissimi che mettono alla prova il vero istinto dell’essere cittadini italiani. Italiani con la I maiuscola.
Noi abbiamo individuato 5 luoghi comuni che puntualmente almeno un italiano nel gruppo tira fuori, in una situazione di stress (e lo sappiamo che la pensate proprio come noi furbacchioni) come l’aeroporto.
La fila per l’imbarco. Tra le facce sbigottite degli amici stranieri, l’italiano medio imperterrito fa un calcolo di questo genere. Dunque, l’aereo parte alle 8, quindi io mi metto in fila alle 7 così sono il primo della fila, tutti si alzano dopo di me (perché il meccanismo è quello, e voi lo sapete benissimo), la valigia non me la imbarcano e chi arriva tardi.. in fondo alla fila pappappero!

E va proprio così! Le serpentine si protraggono tra i seggiolini della sala d’attesa in modo tortuoso e sembrano non finire mai. Senza dimenticare l’immancabile soggetto (furbissimo) che posiziona la valigia in fila, e si va a sedere comodamente dall’altra parte dell’aeroporto.E vabbè, dolcemente complicati dicevamo, giusto?

L’applauso all’atterraggio. Ormai in disuso (e finalmente!), dopo la bellezza di anni e anni e anni in cui si è tramandata quest’usanza immancabile ad ogni atterraggio.Eppure, avrete notato anche voi, come, in quasi ogni volo, ci sia sempre quell’unico connazionale che agli arbori del duemila e d i c i a s s e t t e, lo accenna. Ebbene sì. Lo si sente che timidamente sfiora le mani, cercando la complicità altrui.

Ma dico io, bambini che hanno urlato per tutto il volo, il rene perso per pagare un panino (fai mezzo) con un goccio di acqua, i sedili scomodi e l’atterraggio che manco Hiroshima.. ma da dove ti viene tutto questo coraggio di applaudire?

Il pranzo al sacco in aereo. E qui ci rivediamo anche noi. Questo è il vero must dell’essere italiani, e non solo in aeroporto aggiungerei. Perché 10€ su Ryanair mai e poi mai. Il pranzo al sacco è essenzialmente home-made e si rende necessario nei voli di breve durata ed in quelli superiori all’ora e mezza (praticamente in tutti i voli).

Rigorosamente pizza, focaccia o panino farcito (Livello Pro!!) con mozzarella, prosciutto cotto, pomodori e la foglia di insalata, che altrimenti pareva troppo pesante.

Cosa che, appena lo spuntino viene rimosso dal Cukigel, dal tovagliolo, dalla carta stagnola ed infine dalla pellicola trasparente, perfino il comandante esce dalla cabina e il ‘tu non hai fame?’ esce proprio naturale!

I controlli di sicurezza. Il tallone d’Achille di un buon 70% degli italiani. C’è chi si prepara la sera, chi chiede l’aiuto da casa fino all’ultimo, chi va nel panico e non ce la fa neanche col 50 e 50. È inutile, i sacchetti trasparenti a noi italiani non ci sono piaciuti.

Vanno bene per metterci il panino del pranzo al sacco, la salsiccia da portare ai parenti, gli avanzi del giorno prima. Ma questa cosa che bisogna metterci dentro tutti i liquidi ed i gel, e bisogna pure stare attenti alle quantità, proprio non ci va giù.
Noi che siamo simbolo di abbondanza, che per due due intendiamo una cinquantina, che dove mangiano tre mangiano anche venti, non ci abitueremo mai a dover contenerci in contenitori da 100 ml. Mai!

L’atterraggio. Giustamente si atterra, si attende l’apposito segnale che indica la possibilità di rimuovere le cinture, si rimane composti al proprio posto e solo quando indicato dall’equipaggio si potrà procedere al ritiro bagagli e all’uscita dall’aereo.

Macché, in un mondo ideale forse! Non di certo in un mondo popolato anche da noi italiani. Già lo stare in fila indiana crea dei problemi, figuriamoci il dover aspettare l’apposito segnale e rispettare le istruzioni. In fase di atterraggio hai già il signore in terza fila che chiama la zia della sorella del cugino per avvisare che ‘sto scendendo ora dall’aereo’ e la puntuale signora in decima fila che, con aria sofisticata, prima borbotta quanto ‘questi italiani comunque sempre scostumati’, e poi è proprio lei la prima davanti al portellone ( rigorosamente posteriore) per uscire dall’aereo.

Ragazzi, non c’è nulla da fare, ogni mondo è paese! Per quanto ci possiamo rendere ridicoli o risultare al contrario molto simpatici, la nostra cultura non è fatta solo di questo.A volte veniamo ridicolizzati più per le gaff che facciamo, piuttosto che essere apprezzati per le bellissime tradizioni che custodiamo.

Cerchiamo di essere noi la parte bella della nostra Italia, e forse un giorno non saremo più semplicemente i ‘pasta, pizza, mandolino’ della situazione.

Share the beauty and keep travel, ma soprattutto fatevela una risata!

 

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