Dopo un lungo viaggio di oltre 300 chilometri, la nostra avventura ci porta al maestoso Wat Rong Khun, noto come il Tempio Bianco a circa 800 chilometri dal nostro punto di arrivo in Thailandia, Bangkok. Questo straordinario tempio, progettato dall’artista Chalermchai Kositpipat, è davvero bizzarro, una fusione di tradizione e modernità, dove i dettagli in bianco puro si mescolano con accenti dorati e opere d’arte che raffigurano personaggi contemporanei come Goku, Batman, Spiderman,.. e molti altri.
Purtroppo é possibile fotografare solo la pelarte esterna.











Il contrasto tra antico e moderno si rivela in ogni angolo del tempio. Le sculture e le pitture murali includono figure della cultura pop, creando un dialogo tra il passato e il presente, e invitano i visitatori a riflettere sul mondo contemporaneo. Questo mix unico potrebbe rappresentare la filosofia dell’artista: unire il sacro al profano per rispecchiare la complessità della vita moderna.
Mentre esploravamo i dettagli intricati del tempio, un edificio dorato catturava l’attenzione di tutti: foto, selfie e pose davanti a questo capolavoro scintillante.

Solo in seguito abbiamo scoperto che non era un palazzo regale, ma il bagno! Questo piccolo scherzo architettonico dell’artista, noto per la sua eccentricità, sottolinea la sua filosofia. Un aneddoto divertente su Chalermchai è che, quando un gruppo di turisti cinesi sporcò i bagni, decise di chiuderli per mesi! É lui l’artista e ha il potere di farlo!
Un ricco signore di un paese straniero gli chiese di costruire un tempio simile anche nel suo paese e gli propose 4 miliardi, Chalermchai accettò di farlo ma solo per 2 miliardi. Questo per rispecchiare la filosofia Buddista secondo la quale alla morte “non si può portare con sé neanche un capello”, e quindi prese quello che gli bastava per costruire il tempio.
In alcuni giorni si può ancora udire la voce dell’artista che dal microfono e gli altoparlanti invita i visitatori a non fare determinate cose in rispetto del tempio, come ad esempio baciarsi, bere alcolici o fumare.
Dopo il tempio, ci siamo imbarcati su una lunga barca a motore per attraversare il fiume Mekong.
Cecilia, con la sua espressione preoccupata, osservava l’imbarcazione non proprio moderna che ci avrebbe portato in giro, ma il panorama lungo il fiume ha compensato ogni preoccupazione.


Il paesaggio si apriva davanti a noi e con la giungla che si stagliava sullo sfondo, abbiamo notato le splendide seconde case dei ricchi di Bangkok. Queste case, che costano dai 5 ai 10 milioni di baht (circa 200.000€), sono veri e propri palazzi immersi nel verde, con terrazze che si affacciano sull’acqua e circondate da una vegetazione lussureggiante.
I ricchi le acquistano per due motivi, il primo é per venirci a fare le vacanze, visto che é a solo 1 ora di volo da Bangkok, e il secondo motivo é che le usano come case di emergenza in caso di alluvione.

Dopo essere scesi dalla barca, abbiamo attraversato un piccolo villaggio.



Nonostante l’apparente povertà, gli abitanti erano sorridenti e ospitali, un chiaro esempio di come la felicità non dipenda dalle risorse materiali. Una scena particolare catturata dalle nostre foto è stata quella di una signora anziana con il suo vestito tradizionale ornato di colori vivaci, rappresentava un pezzo della cultura locale: ogni abito è unico e racconta una storia, arricchendosi con il passare degli anni. L’abito viene regalato da bambine e di anno in anno viene adornato con accessori e stoffe diverse così che ognuno diventa unico. Le signore anziane ci sono talmente affezionate che non lo venderebbero mai.

La nostra giornata si è conclusa al famoso Triangolo d’Oro, dove Laos, Myanmar e Thailandia si incontrano sul fiume Mekong. Questa area, un tempo centro del commercio di oppio, è ora sede del Museo dell’Oppio, che ne racconta la storia dalle sue origini in Asia alle guerre dell’oppio. Viene chiamata triangolo d’oro perché l’oppio solitamente veniva pagato non con la moneta ma con l’oro in base al peso. Ci viene mostrato come l’oppio non é una droga ma nasce come medicina, è solo successivamente che viene trattato con sostanze chimiche ed allora diventa una droga. Un tempo l’oppio era utilizzato dai lavoratori per rilassarsi dopo una lunga giornata, si posizionavano stesi su un lato e lo fumavano, questo perché farlo da seduti era troppo pericoloso, potevano addormentarsi all’istante e rischiare di battere la testa. Inizialmente quindi l’oppio non era visto come una droga e non era vietato. Fu’ il re a decidere di bandirlo quando all’improvviso nessuno si presentava a lavoro per rimanere a letto a dormire!
Questa storia ci ha fatto sorridere perché in occidente pensiamo all’oppio come una droga, invece nasce come rimedio per riposare meglio e dormire.
Il nostro viaggio ci ha portato a scoprire non solo luoghi di straordinaria bellezza, ma anche le storie e le tradizioni delle persone che li abitano. La Thailandia del nord al confine con gli altri stati come la Birmania e Laos sono la conferma che la Thailandia é un paese pieno di storia e meraviglia.

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